Dom Kobb (Leonardo DiCaprio) è decisamente il miglior ladro in circolazione nel suo campo. Stiamo parlando della pericolosa e difficile arte di estrarre segreti rilevanti dall’inconscio durante la fase onirica, il momento in cui la mente abbassa tutte le sue difese e diventa vulnerabile. Questa abilità ne ha fatto un personaggio di rilievo nel mondo dello spionaggio industriale, ma il prezzo che ha dovuto pagare per la sua notorietà è di essere stato condannato ad una eterna fuga. Egli dunque è privato della possibilità di amare e di essere amato, finché non gli viene offerta una possibilità di redenzione e di uscita dal circolo vizioso. Questa volta però, Cobb e il suo team di specialisti, dovranno operare un totale ribaltamento di fronte e invece di sottrarre informazioni dovranno riuscire a crearne: invece di rubare semplicemente un’idea dovranno farla nascere, generarla da zero.
“L’inferno è l’impossibilità della ragione” dice Chris citando qualcuno che non conosce mentre scrive a una sua nonna tutto quello che vede, fa e sente in Vietnam; e di fatto è così che ci si sente in guerra: all’inizio si è spaventati e non si ha idea di quello che ci sta per succedere, ma subito dopo si comincia ad avvertire (o meglio a non avvertire) l’apatia e l’abitudine che si avvicinano inesorabili, contribuendo a far assumere a tutto dei toni distaccati, e paradossalmente, è casa propria che si trasforma in un luogo ostile, mentre il Vietnam diventa l’aria che si respira per vivere, il luogo dove ci si sente vivi, quello in cui si sfugge da un mondo che che manda a morire i propri figli in nome del profitto e del denaro, in altre parole, l’unico luogo sulla Terra che ancora può essere considerato una casa, vista come un luogo di ritorno.


