Black Hawk Down

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black-hawk-down-posterRidley Scott, parlando degli ultimi tempi, è uno dei registi americani più sopravvalutati. In fondo, quali meriti reali ha? E’ vero, ha iniziato la carriera con un film splendido che non ha avuto successo (e mi riferisco a I duellanti) o che, in ogni caso, non verrà ricordato come il più roseo degli inizi; è altrettanto vero che il regista di Blade Runner, che rimane ad oggi il suo migliore di un’importanza quasi fondamentale per lo stile di narrazione, ma poi? Sull’importanza del tanto decantato Alien, ho dei seri dubbi, dopo tutto (per quanto possa piacere) ha il solo merito di avere dei buoni effetti visivi (per altro neanche tra gli apici dell’epoca), per il resto, è un puro e semplice blockbuster, che non fa più neppure molta paura; poi cosa abbiamo? Due discreti polizieschi (carini e nulla più), un fantasy di serie B (anche se carino), una serie di filmucci in pieno stile anni Novanta ed uno dei più grandi falsi storici di tutti i tempi (che clamorosamente è stato scambiato dalle masse per un capolavoro quando è solo una spettacolarizzazione della vendetta), da qui in poi, cambierà qualcosa, per cui i suoi film non avranno più uno stile personale ma saranno, invece, puramente accademici, lavorini svolti per portarsi a casa un po’ di quattrini, dove non si sbilancia e non si arrischia in nulla.

Non mi sembra esattamente una gran carriera, comunque, lascio la sentenza agli esperti. Per quanto riguarda Black Hawk Dawn, invece, si parla di uno dei primi (se non forse il primo), di uno stile di fare il cinema di guerra, che uscito fuori in America, soprattutto dopo Salvate il soldato Ryan. Quella di Spielberg, fu un’operazione, nata e morta per mostrare gli ottimi effetti visivi e le straordinarie ricostruzioni delle battaglie, che venivano “giustificate” con la storia molto nazionalistica dell’onore americano, ma che, in realtà, serviva solo vedere qualche scena dazione ben realizzata.

Da qui in poi, i film di guerra cominciarono a scarseggiare, sostituiti invece dal cinema d’azione ambientato in tempo di guerra; perché, c’è una bella differenza tra fare un film con scene di guerra e fare un film di guerra: il primo, è in sostanza un po’ di battaglie montate insieme e collegate da una specie di morale di fondo (che non va assolutamente seguita) reazionaria, didascalica e guerrafondaia, il secondo, invece, è rappresentato dalle ferite inflitte dal conflitto, che, magari, possono essere mostrate anche con l’uso delle sequenze spettacolari ma che non ne necessitano per la riuscita.

Il lavoro di Scott (come molti altri) appartiene alla prima categoria: la storia non esiste, e quel poco che c’è, sarebbe meglio che non ci fosse (tanto per cambiare, vengono fatti passare i Somali da cattivi, assassini, stupratori e tutto il resto, mentre gli americani sono quelli oppressi, quelli bravi, quelli coraggiosi e quelli buoni), la morale è campata per aria, scimmiotta una specie di Platoon a pro americani ed è ruffiana e presuntuosa (si arriva persino a citare Platone), nonché trascurata apposta per poter mostrare per più di due ore la cosa che importa davvero e cioè l’azione.

Se non c’è una storia e non viene messa in luce nessuna morale che non sia insulso nazionalismo o didascalismo, le scene di guerra sono curate al massimo, sia nel montaggio, che nel sonoro (entrambi ricevitori del premio Oscar), ma, contrariamente a quanto si possa pensare, sono gelide, distaccate, rendono i personaggi caricature di loro stessi, non riescono a far immedesimare nessuno in nessuno, non riescono neanche lontanamente a trasmettere il senso di confusione o di paura che provano i soldati in quegli istanti di terrore e ciò, che viene prolungato per tutta la durata del film come in una gigantesca sparatoria, causa l’abbassamento dell’attenzione (non che ci sia bisogno di stare particolarmente attenti per seguire la vicenda) ed un conseguente innalzamento del livello di noia. Non so cosa ne pensi il resto del mondo, ma, secondo me, sarebbe meglio cercare un equilibrio tra la spettacolarità (che troppo spesso rischia di tramutarsi in spettacolarizzazione) e sentimento di denuncia o di qualsiasi altra cosa si voglia, perché così, non né un documentario, né un film, è pura falsità. In ogni caso, gli effetti riescono a salvare l’operazione.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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