Archivio per marzo, 2010

M. Butterfly

Abbandonando le classiche tematico orrorifico-tragiche, Cronenberg prende in mano una storia reale accaduta proprio nello stesso periodo storico del film, ed entra in una breve ma particolarmente riuscita fase della sua carriera, quella che serve a completare il suo quadro ambiguo e piuttosto scioccante sulla natura umana e sui tormenti, innaturali o naturali che siano, che ne derivano.

Quello descritto è l’amore nella sua forma più pura e crudele, una trappola per la ragione e un veleno per l’anima (che finisce pian piano per uccidere anche la mente e l’individuo stesso), ma anche qualcosa di inspiegabilmente necessario e vitale, di cui non è possibile fare a meno.

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Generazione mille euro

Ovvero, “essere precari oggi”. Insieme a “Tutta la vita davanti” di Virzì, dà una visione ampia e completa di quanto sia difficile oggi trovare lavoro e soprattutto saperselo tenere.

Matteo (Alessandro Tiberi) è un trentenne, neolaureato e geniale matematico, che lavora per un’importante azienda di marketing. Divide il proprio appartamento con il suo migliore amico Francesco (Francesco Mandelli), appassionato di cinema e videogiochi. La vita dei due giovani sarà sconvolta e rivoluzionata dall’arrivo di Angelica (Carolina Crescentini), nuova direttrice dell’azienda di Matteo e della nuova coinquilina Beatrice (Valentina Lodovini). In brevissimo tempo una serie di eventi si abbatteranno su Matteo, che lasciato dalla fidanzata, sfrattato ed a rischio licenziamento sarà posto davanti a scelte fondamentali della sua vita.

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Ci hai rotto papà

Oggettivamente non è un bel film, ma il suo valore per me è nostalgico. Visto e rivisto decine e decine di volte nella mia infanzia e un cult dei primi anni ’90 per molti della mia generazione.

Andrea (Elio Germano) è un ragazzino appena trasferito a Roma con la sua famiglia. Dopo alcune prime difficoltà ad ambientarsi, inizia a frequentare alcuni suoi coetanei vicini di casa e compagni di scuola. Questo gruppo di ragazzini ha fondato un club esclusivo chiamato “Gli intoccabili”, come il film di Brian de Palma del 1987, e hanno come sede un vecchio cinema abbandonato. Tra giochi, scherzi agli adulti, e primi amori, Andrea trova degli amici unici in grado di aiutarlo anche in momenti drammatici.

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Happy family

Una commedia sopra le righe, a tratti accademico, molto teatrale, ben diretto e ben montato. Un insolito buon prodotto italiano di inizio primavera.

Ezio (Fabio de Luigi) è uno svogliato 38enne che nella vita non ha mai avuto bisogno di lavorare, ma che pensa di saper scrivere abbastanza bene per stendere la sceneggiatura di un film d’autore. Ne crea quindi i personaggi principali, ma inaspettatamente rimane lui stesso coinvolto nella sua stessa sceneggiatura, trovandosi così ad essere uno dei protagonisti, ed a far parte di una storia a cui ancora deve trovare un finale che ne soddisfi tutti i personaggi.

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La messa è finita

Spiazzante anche per i maggiori fan di Moretti (tra i quali ci sono io): non c’è più l’alter ego Michele Apicella che ci mostra le sue manie ed i suoi spaccati di vita, qui il protagonista è un giovane ed anonimo prete di nome Giulio, in cerca di risposte che lo soddisfino.

Dietro ad un sottile velo di ironia si nasconde un pessimismo che trova le sue origini dietro alle più grandi paure del nostro mondo, camuffate a loro volta da un altro grande mistero: la religione.

L’uomo cerca in Dio (ognuno il suo) la risposta per ciò che non capisce o per ciò che ha paura di affrontare, per avere la speranza che esista qualcosa di bello dopo la sofferenza di vivere, qualcosa che si può ottenere muovendosi attraverso i comandamenti inviatici dal cielo, o per paura di guardare il mondo  con una visione diversa scoprendo l’insano caos che vi si trova.

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C’eravamo tanto amati

Quella di Scola è un’operazione piuttosto atipica per il cinema di quegli anni sia per un fatto di stile che per i toni con cui viene narrata (un tipo di stile che è stato ritirato fuori negli ultimi tempi, anche se con risultati estremamente scarsi): l’ironia è la stessa tragedia.

Invece di piangere disperati, i protagonisti, ridono sopra alle loro disgrazie, sui problemi politici, sentimentali e stupidi che hanno portato la fine della loro amicizia, sulla loro sfortuna e sulla loro fortuna (Gassman avrebbe preferito morire durante la guerra circondato dai suoi amici che dicono afflitti “Era il migliore di tutti noi”, piuttosto vivere che nel lusso e nella solitudine) e sulle mille catastrofi che li circondano sia attivamente che passivamente.

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