L’uomo nell’ombra

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Sono entrata in sala senza nessun tipo di aspettativa, se non nella solita speranza di due garanzie come Roman Polanski e Ewan Mc Gregor. Ne sono uscita davvero più che soddisfatta, in un film che definirei una vera chicca del 2010.

Un ghost writer è un autore che “fa il lavoro sporco” quando si tratta di stendere l’autobiografia di un qualche personaggio noto e che viene definito “fantasma” poichè, seppur (ben) pagato, il suo lavoro non viene quasi mai accreditato. In una fredda isola degli Stati Uniti, uno di questi scrittori che lavorano nell’ombra (Ewan McGregor) viene assunto dall’ex ministro britannico Adam Lang (Pierce Brosnan) per scrivere le sue memorie al posto di un precedente scrittore morto in circostanze misteriose. Tutto ciò, in un momento in cui forti accuse e scandali, portano questo personaggio al centro della scena politica internazionale.

Un fantastico Ewan McGregor, che ha finalmente l’occasione di esprimersi al meglio. La storia è narrata dal suo punto di vista: il ghost writer, il cui nome non viene mai rivelato, ci propone un protagonista come un uomo comune. Ed è questa la sua grandiosità. Riesce a farci mantenere l’interesse per la vicenda da lui vissuta pur non presentandosi come il solito eroe rocambolesco, ne’ come bello e dannato, ne’ tantomeno come one man show di molte commedie americane.

Roman Polanski ci offre una visione realistica, dove i personaggi fanno quello che fanno tutte le persone normali: mangiano, bevono (parecchio) e dormono, attinenza di elementi che per certi versi mi ha ricordato la stretta realzione tra cibo e morte di “Psyco“. Regista che sa quello che fa, e che ci fa dormire sonni tranquilli quando si tratta di saper dare ritmo con poco. Fotografia funzionale e di giusta atmosfera.

Certo non è un film d’azione, e nel suo lato thriller, non c’è da aspettarsi di vedere sangue, pistole o effetti speciali di sorta. E’ abbastanza lento, tutto dialogo e la tensione ha a che fare con una specie di senso di persecuzione. Questo è da apprezzare perchè, che lo vogliamo o no, nella realtà le cose sarebbero così. Nell’insieme un film di più di due ore, conservando un tipo di scansione che fa volare il tempo.

Non per coloro che si annoiano facilmente, ne’ per quelli che si aspettano adrenalina, movimento e un colpo di scena finale a cui si può rispondere comodamente per farci lasciare la sala senza domande.

Consigliato, senz’altro, agli amanti di Hitchcock.

Postilla: una menzione speciale ad un tipo di doppiaggio che sarà senz’altro ben accetto da quelli che io chiamo “puristi” cinematografici, ovvero coloro che amano vedere le cose in lingua originale, poichè reputano il doppiaggio una sorta di distorsione. Non è il mio caso, ma penso che possano apprezzare questo tipo di lavoro, dove diverse espressioni linguistiche sono state tradotte letteralmente, compresi alcuni modi di dire in inglese, senza però limitare l’efficacia della battuta in italiano.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo



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