E la nave va

VN:F [1.9.20_1166]

Il voto degli utenti: (clicca per votare):
Rating: 9.5/10 (2 votes cast)

Italia, 1914. La “Gloria N” salpa con a bordo un gruppo eterogeneo di ammiratori del soprano Edmea Tetua per andare a spargerne le ceneri nell’Egeo. Durante la navigazione si definiscono i personaggi. Poi la nave raccoglie dei profughi-naufraghi serbi in fuga dopo l’attentato di Sarajevo. E a causa dell’azione di uno di questi, la “Gloria N” viene cannoneggiata e affondata. Ma qualcuno si salva.

Una di quelle opere che superano abbondantemente la soglia della tristezza, e si proiettano in una dimensione di struggente malinconia che, semplicemente, non può essere sostenuta da dei deboli (o ricchi?) di spirito.

La nostalgia ed il rimpianto che albergano con amarezza nelle immagini, provocano il cosiddetto magone alla bocca dello stomaco, sensazione che perdura in modo opprimente per tutto il tempo, senza dare neanche un secondo di tregua. Sembra quasi di vedere un mezzo film di Resnais, proiettato nell’universo privato di Visconti, con tutte le sfaccettature trasognate e commoventi del regista Riminese: ci sono delle persone su di una nave, gente ricca ed importante, personalità influenti, re, regine, consiglieri, soldati, cantanti lirici, fotografi, figli d’arte, dee della bellezza, un equipaggio scelto tra i migliori, ed un oceano infinito da percorrere per arrivare ad una meta spiacevole, ma inevitabile.

Tutti questi uomini, sono diretti su di un’isola sperduta, sconosciuta, dimenticata da Dio, su cui però, accade una cosa: vi nacque, la cantante più bella, brava e dolce della storia dell’umanità.

Una donna, che abbagliava chiunque gli si trovasse davanti, con la sua semplicità e con la sua innocenza, facendo apparire squallido e frivolo tutto il resto, perché la sua non era una perfezione di cui piano piano ci si stufava, come spesso accade, ma era talmente unica, talmente celestiale, ma talmente candida e così profondamente buona, gentile, delicata, altruista, quasi un paradosso che serviva a distogliere lo sguardo dalla bruttura incomparabile del mondo politico circostante, che rasentava l’ultraterreno: anche per un ateo, lei era una creatura di Dio, che lui stesso avrebbe voluto al suo fianco, e senza nessuna possibilità di smentita.

Non per nulla, aveva la più bella voce che un orecchio potesse udire, qualcosa che un semplice giradischi non potrà mai riportare fedelmente, e non era per un fattore fisico: quando cantava, davanti a lei si formava una spirale di pura energia, che riusciva ad immagazzinare senza il minimo sforzo, dando vita ad un’esperienza uditiva senza precedenti.

Ma è proprio per questa sua dote di far morire le persone ogni volta che cantava, che se ne è dovuta andare così presto da questo mondo, per questo quelle persone sono dirette a largo di quell’isola: per riportare la loro amata nel luogo dove è venuta al mondo, e celebrarne il funerale.

E ci si immagina lei, chiusa in un forno crematorio, che viene polverizzata, e chiusa in un barattolo tempestato di diamanti, e ci si chiede “ma è davvero questa la bellezza?”; mi spiego meglio: tutti coloro che partecipano al rito funebre, danno un giudizio diverso su di lei, sempre migliore, sempre più esaltante, e sempre più ricco di aggettivi grandiosi, ma chi di loro ha realmente capito chi lei fosse? Questo è il vero scopo dell’intervista del giornalista italiano, che alla fine, porta a galla una verità già intuibile: tutti ardono di passione, tutti provano rabbia, odio, amore, tristezza, invidia o ammirazione, ma nessuno ha capito realmente chi lei fosse.

E se fosse stata, come sicuramente fu, una persona modesta, mai attaccata ai beni terreni, del tutto priva di egoismo e di sentimenti di sfida, ripulita da sentimenti malvagi, ma piena semplicemente di un amore universale incondizionato? Nessuno se ne sarebbe mai reso veramente conto, ma in fondo è proprio questo che preannuncia ciò che sarebbe accaduto: la morte di un angelo, che preannuncia l’inizio della fine, l’imminente scoppio della Prima Guerra, che sovrasta tutti coloro che hanno vissuto quell’epoca, e che sarà il principio di uno dei secoli più bui e sanguinosi della storia dell’uomo.

Proprio per questo, l’umanità effettiva che viene messa in mostra, sta a metà tra l’amichevole ed il disgustoso, tra l’apatico e lo spirituale, tra il passionale ed il decadente, testimoni di un epoca che volgeva al termine, vittime loro malgrado di un mondo cattivo, schiacciati infine sotto il peso stesso del loro dolore (che è anche quello di una generazione), rappresentato dall’affondamento della nave; ed è sempre per questo che la donna in questione, non viene mai mostrata.

La maestria di Fellini, in questo caso, è particolarmente mostruosa, dato che riesce ad alternare con sentimento la storia, con il sogno, il grottesco, con il lucido, il comico, con il dramma puro, amalgamando il tutto con leggerezza e con un’abilità impareggiabile.

Rimangono nella mente soprattutto il prologo in bianco e nero, la straziante sequenza del funerale, e l’epilogo, sarcastico ma altrettanto triste.

Per me, è un capolavoro.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
VN:F [1.9.20_1166]

Il voto degli utenti: (clicca per votare):
Rating: 9.5/10 (2 votes cast)
E la nave va, 9.5 out of 10 based on 2 ratings
Be Sociable, Share!

Comments are closed

 
    Web developed by Z3N.it
    Hosting WordPress by HardyPress