Un mondo perfetto

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Siamo dalle parti di Dallas, nel novembre del 1963. Butch Haynes (Kevin Costner) evade di prigione con un compagno violento che finisce col dover uccidere. Le circostanze lo “costringono” a prendere come ostaggio il piccolo Philip (T.J. Lowther). Mentre fra l’uomo e il bambino si instaura un rapporto amichevole, la caccia all’evaso è guidata dal ranger Red Garnett (Clint Eastwood), un onest’uomo, cosa che non si può dire di tutti coloro che collaborano con lui.

Cominciamo dalle cose migliori: prima fra tutte, gli attori particolarmente in forma.

Costner è nel dopo Balla coi lupi, ha appena risolto il caso Kennedy in JFK, guadagnandosi un posto tra le stelle più brillanti del firmamento della Hollywood moderna, per farla breve, è nel suo periodo d’oro; qui si ritrova di nuovo faccia a faccia con la morte di John Fitzgerald, ma non fa in tempo a vederla del tutto, diciamo che ne ha un assaggio in prima persona, e vaga con la sua rivoltella, la sua aria scanzonata, ed il suo aspetto da burbero per la provincia texana, è leggermente fuori parte, ma è anche piuttosto sofferto.

Clint fa lo sbirro, lo sbirro con un peso sulla coscienza, e come biasimarlo? Rimane una delle parti che gli riescono meglio, e l’unica cosa che c’è da appuntargli è che, il suddetto poliziotto, abbia un aspetto un “tantino” troppo repubblicano (per usare un mezzo eufemismo…), ma c’è poco da dire, il cinema americano dell’era Bush (ex era Reagan), va accettato per quello che è.

Il piccolo Lowther è simpatico, tenero, e convincete, si può chiedere di più ad un bambino? Direi di no.

Poi c’è Laura Dern… diciamo che, al di là di qualche sentenza nazistoide, non fa troppi danni, e se ne sta sulle sue, e già questo è apprezzabile.

Il Clint regista ha piglio, lo aveva già dimostrato, lo dimostrò successivamente e lo dimostra a tutt’oggi, ma deve stare attento, perché di tanto in tanto, il suo “spirito” da americano giustiziere, rischia di avere la meglio sulla sua nobile onestà, ed è proprio questo il caso: Un mondo perfetto, si chiama così perché la Dern, ad un certo punto comincia a fare osservazioni sul come i criminali dovrebbero essere messi al muro eccetera eccetera, dicendo che, nel suddetto mondo senza “inconvenienti”, non esisterebbero di queste cose; si svolge nei dintorni di Dallas, nel 1963, due settimane prima dell’omicidio di Kennedy, cosa che dovrebbe essere evocativa nei confronti di qualcosa, ma che non lo è, il motivo? Serve da figurina, da sfondo per attirare la gente, non ha alcuna utilità nel contesto, e di certo non richiama a nulla in particolare.

Perché Kennedy, non è stato ammazzato da un pazzo, ma dal sistema che voleva cambiare, lo stesso sistema che i poliziotti di Clint tentano di difendere, lo stesso sistema che può permettersi di far scatenare una guerra per il profitto, mandando al macello una generazione e sterminando popoli interi, lo stesso che descrisse il Cuore di tenebra apocalittico di Coppola.

Eastwood cerca di parlarci della violenza in America, senza mai mostrarla effettivamente, mettendo in bocca ai personaggi parole poco credibili, imbastendo una baracconata che non riesce a convincere, facendo terminare il tutto in modo quasi farsesco; è un film a tratti anti etico, che però tenta di “fare la morale”, ed è un vero peccato che l’occasione venga sprecata in modo così banale.

Detto questo però, rispetto ad altre imbarazzanti farse sbucate in quegli anni, c’è da apprezzare almeno un fondo di onestà umana non indifferente.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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